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Perché Roberto Frugone è giullare?
Il cantautore è una figura di artista molto particolare. Cantante e autore, egli tradizionalmente si distingue dall'interprete di canzoni perché è anche drammaturgo e attore della sua performance. Il cantautore scrive il suo “dramma” fatto di note, parole, di accordi e di frasi mettendolo in scena attraverso il suo corpo e la sua voce. Nel cantautore c'è molto del compositore, del letterato e del pensatore; ma allo stesso tempo il cantautore non può chiamarsi solo intellettuale, o poeta o musicista a tutto tondo. Il suo piuttosto è un mestiere, nel senso etimologico del termine, un mestiere che attinge e convoglia sapienza nella forma canzone da un'eredità storica di grande tradizione. In sostanza, la canzone d'autore è riuscita spesso là dove molto teatro ha fallito: nell'era delle comunicazioni di massa ha saputo incarnare una delle possibili forme della cultura popolare, inserendosi a cuneo nell'universo della tradizione orale.
Che ruolo ha il cantautore oggi?
Egli è contemporaneamente artigiano, libero pensatore e fenomeno di massa, e quindi difficilmente riconducibile a categorie conosciute. Vale quindi la pena di accostargli l'antica immagine del cantastorie ed è utile riportare qui alcune note sul significato del nome d’arte scelto dal cantautore Roberto Frugone: giullare..jpg)
“…io non sono il saggio che conosce la meta,
ma un giullare in viaggio…”
Metropolis - 1994
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Metropolis - 1994
Una questione da chiarire
Vi è innanzitutto un fatto linguistico da chiarire: il termine giullare può avere vari significati. Etimologicamente deriva dal latino joculator, a sua volta proveniente da jocus (gioco, scherzo). Nella lingua e cultura italiana questo termine soffre di una duplice impropria sinonimìa con buffone da una parte e con trovatore dall’altra, ma tra queste parole vi sono notevoli sfumature di differenza.
Il buffone era solitamente colui che, nel medioevo, riusciva a trovare un impiego stabile presso un signore. Egli aveva il compito di rallegrare la corte con scherzi e lazzi, ma soprattutto di essere la vittima predestinata degli scherzi altrui. Spesso si trattava di una figura fisicamente deforme: nano, gobbo, rachitico oppure psichicamente minorato, matto o demente. Proprio queste sue deformità psicofisiche erano lo spunto che muoveva l’ilarità dei suoi crudeli contemporanei. Il buffone rappresentava una sorta di capro espiatorio della cattiveria dei signori, uno sfogo per le loro frustrazioni. Si potrebbe dire che la presenza di un matto in vesti ufficiali servisse a tranquillizzare della propria sanità di mente, mentre sappiamo quanto spesso la follia del potere abbia colpito re e potenti.
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Per contro, il trovatore era invece colui che inventava o, come si diceva allora, trovava i testi poetici che poi cantava direttamente o faceva eseguire da altri. Il trovatore poteva anche essere un signore di alto lignaggio: uno dei primi e più noti fu infatti Guglielmo IX, duca d’Aquitania, probabilmente il più potente signore francese del suo tempo.
Il buffone era solitamente colui che, nel medioevo, riusciva a trovare un impiego stabile presso un signore. Egli aveva il compito di rallegrare la corte con scherzi e lazzi, ma soprattutto di essere la vittima predestinata degli scherzi altrui. Spesso si trattava di una figura fisicamente deforme: nano, gobbo, rachitico oppure psichicamente minorato, matto o demente. Proprio queste sue deformità psicofisiche erano lo spunto che muoveva l’ilarità dei suoi crudeli contemporanei. Il buffone rappresentava una sorta di capro espiatorio della cattiveria dei signori, uno sfogo per le loro frustrazioni. Si potrebbe dire che la presenza di un matto in vesti ufficiali servisse a tranquillizzare della propria sanità di mente, mentre sappiamo quanto spesso la follia del potere abbia colpito re e potenti.
Per contro, il trovatore era invece colui che inventava o, come si diceva allora, trovava i testi poetici che poi cantava direttamente o faceva eseguire da altri. Il trovatore poteva anche essere un signore di alto lignaggio: uno dei primi e più noti fu infatti Guglielmo IX, duca d’Aquitania, probabilmente il più potente signore francese del suo tempo.
Un crocevia d'arti e mestieri
Il giullare era dunque un grande mattatore, un professionista dell'intrattenimento. Storicamente collocato tra basso Medioevo e Rinascimento, egli si esprimeva in lingua volgare, ed era solitamente di umile condizione sociale, girovago, attore, cantastorie e musico. Fin dai tempi più antichi il termine è stato usato (un po’ come cantautore) per contenere numerose figure d'intrattenitori quali menestrelli, mimi, cantinpanca, musici, araldi, domatori ed ammaestratori d’animali, acrobati, mangiatori di fuoco, giocolieri, lottatori, banditori, guitti e si potrebbe continuare a lungo.
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Nell'immaginario collettivo moderno, però, i personaggi dello spettacolo sono spesso investiti di una particolare dignità e celebrità (non per nulla sono chiamati divi, contrazione di divini), mentre non sempre è stato così. Al suo tempo il giullare soffriva invece di una clamorosa ambiguità sociale perchè non apparteneva a nessuno dei tre ordini in cui si divideva la civiltà medievale: oratores, bellatores, laboratores (sacerdoti, guerrieri, contadini) e come tale era considerato ai margini della società, quando non addirittura fuori. Così in parte il giullare godeva di una zona franca determinata dalla sua pazzia, che poteva consentirgli libertà precluse ad altri ma nello stesso tempo fargli subire pesanti persecuzioni e maledizioni d’ogni tipo. In seguito, l’affermarsi degli Ordini Religiosi Mendicanti avrebbe cambiato le cose: Francescani e Domenicani si troveranno a fianco dei giullari sulle strade e si studieranno di apprendere le raffinate tecniche di comunicazione dei giullari per la loro missione. San Francesco d'Assisi (1182-1226), con un gesto di sublime provocazione, sceglierà addirittura di farsi chiamare giullare di Dio.
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Nell'immaginario collettivo moderno, però, i personaggi dello spettacolo sono spesso investiti di una particolare dignità e celebrità (non per nulla sono chiamati divi, contrazione di divini), mentre non sempre è stato così. Al suo tempo il giullare soffriva invece di una clamorosa ambiguità sociale perchè non apparteneva a nessuno dei tre ordini in cui si divideva la civiltà medievale: oratores, bellatores, laboratores (sacerdoti, guerrieri, contadini) e come tale era considerato ai margini della società, quando non addirittura fuori. Così in parte il giullare godeva di una zona franca determinata dalla sua pazzia, che poteva consentirgli libertà precluse ad altri ma nello stesso tempo fargli subire pesanti persecuzioni e maledizioni d’ogni tipo. In seguito, l’affermarsi degli Ordini Religiosi Mendicanti avrebbe cambiato le cose: Francescani e Domenicani si troveranno a fianco dei giullari sulle strade e si studieranno di apprendere le raffinate tecniche di comunicazione dei giullari per la loro missione. San Francesco d'Assisi (1182-1226), con un gesto di sublime provocazione, sceglierà addirittura di farsi chiamare giullare di Dio.
Incanto e magia
E’ molto difficile, oggi, farsi un’idea dell’impatto che aveva l’arrivo del giullare in una piccola comunità medievale; per gli uomini moderni la musica e lo spettacolo in genere sono un evento ordinario, spesso inflazionato dai mass-media, e hanno perso gran parte della loro atmosfera magica. Si può ascoltare musica in qualunque momento e luogo ci troviamo: essa è divenuta un tappeto sonoro su cui ci muoviamo con crescente indifferenza. Al contrario, nell’antichità, lo stretto legame tra la musica e le occasioni di festa ne faceva un tutt’uno emotivamente molto intenso.
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Nei villaggi medievali, le occasioni per assistere ad uno spettacolo erano molto meno frequenti, in special modo per le classi popolari. Inoltre, per poter ascoltare musica, occorreva qualcuno che la suonasse dal vivo, e ciò avveniva in circostanze particolari che erano sempre più rare man mano che ci si allontanava dai centri mondani e culturali quali le corti o comunque le grosse comunità cittadine. Tale rarità contribuiva ad aumentare il fascino e la capacità della musica di coinvolgere e commuovere. La disponibilità della gente a lasciarsi affascinare dagli aspetti coreografici e spettacolari era di gran lunga maggiore: la meraviglia e l’ammirazione mettevano radici su un terreno decisamente più vergine, meno difeso dalle barriere che oggi sono necessarie per convivere con l’eccesso di offerta mediatica cui ciascuno è esposto.
In quel tempo l’incanto e l’eterna magia del teatro avvolgevano il giullare. La sua esibizione sul palco da lui stesso allestito era un evento colmo di emozioni, ma era anche occasione di apprendimento e di conoscenza di idee, notizie costumi e immagini di terre altrimenti irraggiungibili.
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Nei villaggi medievali, le occasioni per assistere ad uno spettacolo erano molto meno frequenti, in special modo per le classi popolari. Inoltre, per poter ascoltare musica, occorreva qualcuno che la suonasse dal vivo, e ciò avveniva in circostanze particolari che erano sempre più rare man mano che ci si allontanava dai centri mondani e culturali quali le corti o comunque le grosse comunità cittadine. Tale rarità contribuiva ad aumentare il fascino e la capacità della musica di coinvolgere e commuovere. La disponibilità della gente a lasciarsi affascinare dagli aspetti coreografici e spettacolari era di gran lunga maggiore: la meraviglia e l’ammirazione mettevano radici su un terreno decisamente più vergine, meno difeso dalle barriere che oggi sono necessarie per convivere con l’eccesso di offerta mediatica cui ciascuno è esposto.
In quel tempo l’incanto e l’eterna magia del teatro avvolgevano il giullare. La sua esibizione sul palco da lui stesso allestito era un evento colmo di emozioni, ma era anche occasione di apprendimento e di conoscenza di idee, notizie costumi e immagini di terre altrimenti irraggiungibili.
(riflessioni in parte tratte da un articolo di Tito Saffiotti pubblicato sulla rivista “Medioevalia”- n°9, Anno II)
Roberto Frugone, giullare
Indole girovaga di viaggiatore, di pellegrino tra suoni e parole, insofferenza per gli schemi, forte legame con la cultura popolare, vocazione narrativa e poetica, mescolanza di arti e strumenti sono quindi solo alcuni dei tratti comuni agli antichi giullari e Roberto Frugone. Ecco il perché della scelta di questo nome d’arte, nonostante il rischio del fraintendimento.
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Con queste premesse di provenienza e d'intenti, il giullare Roberto Frugone non poteva non ispirarsi molto spesso alla terra, intesa come patrimonio di cultura oltre che riserva inesauribile di spunti e idee convertibili in musica. Ogni artista, per quanto sradicato o cosmopolita sia o si senta, ha da qualche parte, in qualche cassetto, una terra dalla quale proviene, anche solo idealmente.
E la terra di Roberto è la provincia di Genova.
Una crosta ruvida di montagne ad arco sul mare.
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Con queste premesse di provenienza e d'intenti, il giullare Roberto Frugone non poteva non ispirarsi molto spesso alla terra, intesa come patrimonio di cultura oltre che riserva inesauribile di spunti e idee convertibili in musica. Ogni artista, per quanto sradicato o cosmopolita sia o si senta, ha da qualche parte, in qualche cassetto, una terra dalla quale proviene, anche solo idealmente.
E la terra di Roberto è la provincia di Genova.
Una crosta ruvida di montagne ad arco sul mare.
foto di Claudia Sanguineti ©
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