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Quest’estate ho visitato lo splendido Complesso Museale di Santa Maria della Scala a Siena. Oltre per la grande quantità di tesori che custodisce, il museo mi ha colpito per la sua stessa struttura di palazzo che per scende per molti piani.

Esplorarlo è come scendere pian piano nelle segrete della storia della città.
Nel piano più inferiore si trova il museo archeologico. E qui, poco prima di concludere la lunga visita per poi risalire in superficie, tra i corridoi e le collezioni, le anfore e le monete etrusche, mi ha folgorato un particolare di questa scultura.

Non so se rappresenti una dea, una musa o un semplice elemento decorativo, penso però che lo scultore abbia colto il senso profondo dell’arte di comporre musica e canzoni.

Una figura assorta, mentre intorno altri si muovono, se ne sta dolcemente curva, fissando un taccuino su cui non ci è dato di sapere se stia leggendo o sia in procinto di scrivere. La mano e l’orecchio sinistro sono appoggiati sull’arpa, a catturare un’armonia.

Non ho mai visto un’icona che rappresentasse meglio l’arte di scrivere canzoni, che per me è cercare un spazio di riflessione nel movimento del mondo, sostare, spremere le emozioni e, nel mentre, accordare i pensieri con il suono.

È per questo che, 25 anni dopo i primi scarabocchi, non ho ancora smesso di provare a scrivere la prossima canzone.