Esattamente un anno fa, proprio in queste ore e durante questo giorno che porta il nome del suo santo omonimo, mi accingevo a cantare per accompagnare il caro Stefano nel suo ultimo viaggio.

L’invincibile speranza” è un brano scritto di getto più di 13 anni fa, qualche tempo dopo il grave incidente in mare di cui nell’estate del 2004 egli, poco più che sedicenne, fu protagonista. Un dramma che lo costrinse a una condizione di grave disabilità fino alla vigilia di Natale 2016, giorno in cui silenziosamente ci ha lasciato. La mia canzone è il tentativo, che ancora oggi mi tocca nel profondo dell’anima, di raccontare quella forza d’amore irresistibile, inspiegabile e inestimabile che ho visto in chi, familiari e amici, lo ha accudito ogni giorno.

Alla fine della sua avventura, per me è stato quindi un onore e un momento di magia vera, suonare questa canzone alla messa del suo funerale. Si è trattato di una di quelle esperienze in cui il senso di questa faticosa vocazione dello scrivere e del cantare ti si dispiega davanti con chiarezza cristallina. Mi sono trovato a essere la colonna sonora di una vita, e questo riempie di senso e pace anche la mia esistenza inquieta per costituzione.

In quei momenti, in quell’abbraccio misto di dolore e liberazione, di dolce resa tra le braccia del tutto, ho sbirciato uno scampolo d’infinito.

Perché se è vero che, nonostante tutti i sacramenti, le litanie e i paramenti, non possiamo squarciare il velo del male, della morte, e del loro perché che tanto ci arrovella e a noi resta ignoto, è pure vero che niente è più sconvolgente ed eterno dell’amore vero, che insaporisce l’esistenza, che la rende degna attraverso gli affetti e la loro ferialità.

Se c’è un oltre a tutto il dolore della vita, credo che la porta d’accesso abbia probabilmente a che fare con l’amore. E la vita amata di Stefano ne è una pulsante metafora.

Buon viaggio ancora, invincibile amico mio: nessuno dei tuoi passi andrà perduto!
Roberto Frugone e Stefano Serra

L’invincibile speranza