Un po’ lo sapevo, ma non lo immaginavo. Non potevo immaginarlo, d’altronde, anche se sul mestiere di padre avevo letto, sentito, incontrato e visto da molto vicino.
In qualche modo sapevo che con il tuo arrivo avresti meravigliosamente scombussolato i piani, ma non potevo certamente immaginare come né quanto.
E credo sia anche questo il bello di diventare papà.

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Cara Viola, devi sapere che, prima della tua venuta al mondo esattamente un anno fa, nel tempo dell’attesa, dove adesso c’è il tuo odore, il tuo sguardo e la tua voce inconfondibili, io t’immaginavo come una presenza, un suono, un passo condiviso, ma comunque come una persona ancora senza un volto.

Certo, c’era il tuo nome, che in due sillabe si portava dentro la bella stagione, il mondo dei colori e quello della musica, ma ancora non c’eri tu!

Poi, slowly but surely, senza fretta ma con decisione, come ormai abbiamo imparato a conoscere il tuo caratterino tutto pepe, sei arrivata.
Ed è accaduto in una notte d’ottobre che continuava a vestirsi d’estate, un giorno che per Raffaella e me sarà sempre una primavera in autunno.

Ricordo la fatica e lo splendore di tua mamma durante il parto, il tuo primo vagito ascoltato prima ancora di vederti spuntare, il non saperti come prendere in braccio, l’orgoglio di registrare il tuo nome all’anagrafe, la sorpresa di sentire pronunciare da estranei quel tuo nome e cognome a me familiare e insieme nuovo, e rammento l’ultima volta in cui, uscendo di casa, ho dato uno sguardo all’interno sussurrando tra me e me che al ritorno quel silenzio sarebbe stato abitato da nuovi suoni e quel luogo da una persona in più.
In termini geometrici, il segmento si convertiva in triangolo. Per dirla invece da musicisti, l’intervallo tra due suoni si candidava a essere un accordo di tre note.

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E penso a quella tua e nostra teoria, per chissà quanto ancora non conclusa, di prime volte.
Forse, tra i doni più grandi del diventare genitori, c’è proprio quest’opportunità di poter rivivere, accanto a un altro che ti è affidato, le prime volte della vita. Il primo sorriso, il primo bagnetto, il primo dente, la prima parola e via discorrendo. Per la cronaca, ora stiamo attraversando quell’epoca di grandi esplorazioni domestiche, la fase intermedia tra il gattonaggio e i primi passi in posizione da homo sapiens. Un’esperienza esaltante che, come tante altre, da bravi figli del nostro tempo cerchiamo goffamente di non perdere dal punto di vista digitale, documentandola con giga di video e fotografie.

Sta tranquilla, per la tua sacrosanta privacy (a qualcosa servirà lavorare sul web, no?) abbiamo scelto da subito di non impestare i social dei nostri malcapitati contatti con le tue foto di ancora prima che nascessi e giù di lì, non tanto perché non lo meriti, quanto perché si tratta di qualcosa di fantastico, sì, ma di intimamente tuo e nostro e non demanio pubblico. Noi la pensiamo così, e credo che, quando avrai diciott’anni, se tuo padre non si sarà vantato pubblicamente della tua foto sul vasino e altre memorabili amenità, forse avrai un motivo di meno per mandarlo a quel paese! Prendila come una forma di rispetto per te e di cura per tutte le tue prime volte.

Per le altre prime volte, qualora fossimo in difficoltà, t’informo che c’è invece una folla agguerrita di esperti che incontriamo più o meno ogni giorno e che sbucano da ogni dove, pronti a sperticarsi in consigli non richiesti, rimedi della nonna, aforismi sulla vita e ovvietà come se non ci fosse un domani. Adesso, per esempio, tra le perle di saggezza che vanno per la maggiore ci capita di sentire spesso: «Gustatevela adesso! Quando hanno uno/due anni è il periodo più bello.» A parte che vorrei capire più bello rispetto a cosa? E poi? Vabbè, ormai mi conosci, e sai quanto rifugga la banalità, salvo poi andare in crisi come gli altri quando tutto non fila via normale. È proprio buffo, il tuo papà quando fa così, e inizia con questi discorsi mentre tu, birbante, lo guardi sorridendo sotto i baffi!

Il mondo di Viola 02

Comunque il fatto è che da un anno, il tuo primo anno, riempi le nostre giornate di apprendisti genitori, e se vado indietro con la memoria, quasi non mi capacito della quantità di vita e di futuro che hai portato tra noi. Diventare padre o madre è come assistere all’origine di un fiume: significa essere parte della creazione di una polla sorgiva che poi fa il suo corso, acqua della tua acqua libera verso il mare, sangue del tuo sangue.

Penso all’innocente intensità del tuo sguardo, alla bellezza che perseguo nell’arte e che si fa beffe di me nei tuoi occhi blu, m’incanta la purezza incontaminata del tuo sorriso, un dono di inestimabile ricchezza che non voglio perdere mai e che guida verso un orizzonte di senso tutto il resto, altro che banalità.

A ogni modo, i miei tanti difetti cominci a conoscerli, figlia mia, ma c’è una cosa che mi appassiona e ti è familiare, perché la facevo quasi ogni giorno anche quando ancora nuotavi nella pancia di tua madre, ed è implicata in questo tuo regalo di compleanno.

Quella cosa è suonare, scrivere e cantare canzoni. Anche se per vivere ho imparato diverse professioni, quello è il mestiere che so far meglio, nonché la più grande ricchezza che, se vorrai, mi piacerebbe consegnarti. Oggi te la offro con questa prima lettera d’amore in musica, dedicata a tua madre e a te. Eh già, perché cantare di te è andare a lei, senza cui tutto questo autunno in fiore non ci sarebbe.

Benvenuta ancora Viola, primavera d’ottobre, benvenuta ogni giorno tra noi!

Il mondo di Viola 01
Viola e Raffaella

FERRAGOSTO SULL’ARTICO

Ferragosto sull’Artico,
un’alba senza fine
era quel che sognavo per noi,
una vita speciale
con un lavoro fantastico,
equazione perfetta
tra l’impegno e il merito,
quel che cerchi
e quel che invece ti aspetta.

Ho creduto che per vincere
bastasse partecipare,
e che l’avrei fatte convergere,
le due sponde del fiume.
Ma non pensavo che un atomo
come me si potesse spezzare:
tra partire e qualche volta arrivare
nel viaggio
ho imparato a cambiare.

Cerco il mio posto nel mondo
e al dolore un perché,
ma l’unica storia che ha senso
è una vita con te.
Mendicante di tutto, ma re
quando penso al tuo amore per me
e guardo gli occhi di Viola,
primavera d’ottobre
che innamora d’azzurro e di te.

Ferragosto a cercar parcheggio
alla sagra patronale
orchestra liscio e folla giù in carruggio
ma io non so neanche ballare
e ho certi sogni ancora a picco là
come scogliere sul mare,
e Viola intanto impara a camminare
in questo viaggio
che è imparare ad amare.

Cerco il mio posto nel mondo
e al dolore un perché,
ma l’unica storia che ha senso
è una vita con te.
Mendicante di tutto, ma re
quando vivo il tuo amore per me
e negli occhi di Viola,
germoglio d’ottobre
m’innamoro d’azzurro e di te.

(musica & parole di Roberto Frugone – Tutti i diritti riservati S.I.A.E.)

Il mondo di Viola 04