“Dentro un vortice nuvole scoppiano e il sole cade giù.
E ho bisogno di aiuto e non c’è che da vivere, esistere
Giorno dopo giorno ancora non mi arrenderò
Oggi un dio non ho… Oggi un dio non ho…
Sono morto anch’io, se oggi un dio non ho
E nell’amore sì, io rinascerò
Chissà dove sei, negli abissi miei ti ritroverò,
ma oggi un dio non ho.”

(G. Dati, Raf – Oggi un dio non ho)

Scansando molti degli spacciatori di granitiche certezze con cui il mio dubbio deve duellare ogni giorno, questo è il brano più splendido in cui potevo incappare oggi nelle mie ricerche. Una canzone che ha trent’anni e l’innocenza di un bambino. Un pezzo così inaspettatamente capace di esprimere tutta la tragicità del venerdì santo, tutta la ricerca di senso e la potenza dell’arte che da terra si protende all’infinito e ci rende umani.